lunedì 28 luglio 2008

La sinistra non comunica a dovere.

(Da una mia lettera a Radio 24, del 20 Giugno2008)

Egregio Direttore,

ho 25 anni e le scrivo perché accetto la sua sfida e perché sono
innamorato della vostra radio. Per me è il canale tematico di
informazione che manca alla TV ed inoltre mi ricorda l'intensa
esperienza universitaria che ho vissuto con la FUCI (Federazione
Universitaria Cattolica Italiana).
L'argomento è complesso, ma voglio provare.
Perché la destra ha vinto per la terza volta dopo le politiche e dopo
Roma? Innanzitutto lasciatemi tralasciare il problema della serietà
del programma. Non lo sapremo mai quanto realistico, efficace e
riformatore sarebbe stato.
Rifletto invece sul modo di comunicare della destra, o meglio di
Berlusconi e del duo Bossi-Maroni. Colgo in quegli uomini politici tre
caratteristiche che non vedo in Veltroni ed in Di Pietro:
imprenditorialità, faziosità e familiarità.

Per imprenditorialità intendo l'impressione che sapranno risolvere
qualsiasi problema si ponga. E lo faranno con la sicurezza del manager
di successo. Si mostrano come navigati uomini d'affari che danno pane
al pane e vino al vino e non hanno paura di niente. Sono il Generale
Patton che sa cosa dev'essere fatto e lo fa senza esitazione.
Trasmettono affidabilità anche nelle questioni più delicate come
sicurezza, immigrazione ed economia.

La faziosità non è un gran carisma, ma in questo periodo di incertezza
e di percepita insicurezza non importa chi parla, l'importante è che
si agisca. Il capo forte sarà anche la second best choice, però è
quella che da più sicurezza. Meglio esprimersi con qualche improperio,
piuttosto di rischiare di non essere capiti.

Per familiarità intendo il fatto che ti sembra di conoscerli da
sempre. Berlusconi con i suoi lifting, i suoi guai giudiziari e le sue
manie di grandezza. Bossi con quel fare da contadinotto lombardo, con
le grandi mangiate a Pontida e il suo sogno di una Padania libera.
Possiamo certo indignarci, cadere nella trappola, ed esclamare: "non è
possibile!". Oppure possiamo solo dire: "sono fatti così". Li accetti,
come fanno gli italiani con gli assenteisti nella p.a., con i piccoli
evasori o con quelli che passano nella corsia d'emergenza quando c'è
coda in autostrada. Ci passi sopra. Veltroni e Di Pietro invece non
sono tipi da reality, non incarnano vizi da prima pagina. Quella che
può essere considerata morigeratezza e professionalità diventa noia.
Sono noiosi. Non preferireste vedere nella Casa del Grande Fratello,
Berlusconi e Bossi? Io si. Veltroni e Di Pietro? Non tanto.

Concludo dicendo che queste considerazioni sono fatte con amarezza
perché i modelli non ci mancano, ma forse sono persone troppo
"scontate" e troppo poco televisive. A volte mi domando se siamo un
popolo di adolescenti.

Cordiali saluti.

1 commento:

Unknown ha detto...

Mi rammarico di averla letta solo ora... sei grande!!! Secondo me, a distanza di un anno e più, hai colto il punto.