lunedì 28 luglio 2008

Videogiochi e Scuola: fatica resistere.

(Da una lettera a Giochi per il Mio Computer, del 4 Gennaio 2008)

Cara incantevole Nemesis,

videogiochi e scuola sono un binomio difficile.
Durante le medie e le superiori giocavo perché era l'esperienza più
vicina alla fuga che potevo provare. Mi immergevo in mondi fantastici
e mi immedesimavo negli eroi che li popolavano. Ero parte del gioco,
come da bambino, due sedie e una coperta diventavano la dimora di un
re. Esprimevo la mia voglia di viaggiare in terre lontane, distanti
dalla mia di terra. La scuola era un inferno e la voglia di studiare
latitava assai dandomi un bel po' di grattacapi a casa. I miei
genitori mi vedevano buttare via il tempo sul pc invece di studiare e
mi sgridavano. Che lotte! Per quanto mi rodesse ammetterlo capivo la
verità nelle loro esortazioni: non riuscivo a controllarmi e non
studiavo! Così, nel giro di un anno, ho tristemente smesso di giocare.
Nel frattempo ho preso la maturità, mi sono iscritto ad Ingegneria ed
ora sono a tre esami dalla sospirata laurea (previa tesi). Ho ripreso
a giocare l'anno appena passato ed è stato bellissimo. Dapprima la
smania di recuperare il tempo perduto mi ha letteralmente trascinato
via e gli ammonimenti di mio padre continuavano a risuonarmi nelle
orecchie. Poi però il buon senso e il realismo mi ha dato una giusta
misura.
Ho cominciato a leggere GMC da poco meno di sei mesi e riflettendo
sulle recensioni, sulle opinioni di Bittanti e sulle lettere che ti
arrivavano, ho realizzato quanta bellezza e quanto sacrificio ci siano
dietro ad un semplice videogioco. La bellezza sta nei particolari,
nell'effetto d'ombra che rende emozionante camminare in un sottobosco,
nell'interno di una casa così dettagliato da trasmettere il senso del
luogo in cui ti nascondi, ma anche nella sapiente ponderazione degli
intervalli tra combattimento frenetico ed esplorazione... Insomma, c'è
un mondo di professionisti che lavora mesi, anni per ottenere un
prodotto di qualità. Bella novità, direte voi. Per me cambia invece:
quando gioco non butto più via il mio tempo, come direbbe mio padre,
ma coltivo una passione. Oggi, che riesco a gestire meglio il mio
tempo, giocare continua a farmi vivere quelle stesse avventure che da
bambino mi facevano sognare di terre lontane e di eroi coraggiosi.

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